Ritardo nei pagamenti, un rischio per le imprese

Ritardo nei pagamenti, un rischio per le imprese

Ritardo nei pagamenti: uno studio fa luce sulle conseguenze dei pagamenti non puntuali nelle imprese europee. 

Il ritardo nei pagamenti è una tendenza piuttosto diffusa nel mercato del lavoro, e costituisce un rischio per le imprese molto più importante di quanto si possa immaginare.
Esso ha infatti, come prima conseguenza, un immediato calo di liquidità per le aziende che emettono fattura, con un impatto notevole non soltanto sull’azienda in sé, ma anche sul mercato del lavoro.
Secondo uno studio svolto da una società di recupero crediti, Intrum, che si è proposto di valutare i comportamenti relativi ai pagamenti e la situazione finanziaria delle imprese in tutta Europa, si evincono dati piuttosto significativi da questo punto di vista: lo studio ha infatti fatto emergere che il ritardo nei pagamenti compromette notevolmente le scelte su assunzioni e licenziamenti.
Un’azienda su cinque afferma che pagamenti più rapidi permetterebbero di assumere un maggior numero di dipendenti. Con il ritardo dei pagamenti, invece, aumentano esponenzialmente i rischi di licenziamento.
Il quadro appare particolarmente negativo nel caso delle imprese impegnate nell’edilizia: Le imprese italiane che operano in questo settore (almeno tre su dieci) attestano un notevole ritardo nei pagamenti, che appare effettivamente al di sopra della media dell’Unione Europea, con un 13%.
Volendo approfondire le ragioni che si celano dietro questi ritardi, si evince che spesso tale situazione si genera tra privati con un movente intenzionale: se infatti il 62% dei casi presi in esame imputa il ritardo alle difficoltà economiche in cui versa il debitore, il 48% segnala un ritardo intenzionale. Nel caso dei settori informatici, per esempio, si tende a temporeggiare nell’effettuazione del pagamento, spesso appellandosi ad una vaga inefficienza nel settore amministrativo della società; per poi giungere, alla fine, a dover scendere a compromessi, accettando “sconti” non concordati precedentemente. La stessa tendenza si registra nel 30% delle imprese manifatturiere italiane prese come campione, mentre per le aziende europee, tale pratica raggiunge il 6%.
Le conclusioni da trarre sono piuttosto evidenti: è necessario un cambiamento di rotta per garantire la sopravvivenza e la crescita delle imprese, a partire da una semplificazione ed ottimizzazione dei procedimenti amministrativi. È proprio la Pubblica Amministrazione, infatti, a detenere la “maglia nera” dei pagamenti, per questioni burocratiche e immobilismo diffuso che spesso comportano una violazione dei termini di scadenza di più di sei giorni.
I consumatori risultano essere i più puntuali: il pagamento di un utente medio giunge infatti in 41 giorni, addirittura in anticipo rispetto ai 51 previsti dai termini di scadenza.

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